percorso di navigazione

Lo studio delle tavole

Con il Rinascimento ebbe inizio lo studio di queste eccezionali epigrafi. Furono riprodotte con impressione solamente manuale nel 1530 per Leandro Alberti; poi nel 1613 l'eugubino conte Giavan Battista Cantalmaggi, con la stessa tecnica manuale, le riprodusse per Lorenzo Poltri di Pisa. Probabilmente la copia inviata al Poltri fu utilizzata dallo scozzese Thomas Dempster che si trovava a Pisa, dove scrisse tra il 1616 e il 1619 il De Etruria Regali, rimasto per lungo tempo inedito. Nel 1718 il vescovo di Gubbio, Fabio Manciforti, ebbe il permesso non solo di portare fuori del Palazzo dei Consoli le 7 Tavole Eugubine, ma anche di riprodurre alcune copie "mediante la soprescia", ossia una pressa meccanica. Di queste copie (quante?) ne furono inviate una al senatore Filippo Buonarroti, uomo di primissimo piano nella cultura dei Granducato di Toscana. Il Buonarroti veniva continuamente sollecitato dal bibliofilo inglese Coke a tradurre e pubblicare l'opera dello scozzese Thomas Dempster scritta tra il 1616 e il 1619, De Etruria Regali: cosa che fece nel 1723 con l'aggiunta di un supplemento "explicationes et coniecturae", in cui illustrò le 7 Tavole Eugubine. Dopo aver utilizzato queste copie, con probabilità ne fece dono all'Accademia Etrusca di Cortona che le conserva nel Tomo V dell'Atlante Antiquario. Un'altra copia fu donata al marchese Scipione Maffei di Verona, con delibera comunale dell'11 ottobre 1738, in occasione della sua venuta a Gubbio per vedere e
studiare le Tavole Eugubine. Promotore di questo sopralluogo dei Maffei fu Annibale Degli Abbati Olivieri. Scipione Maffei aveva già scritto sulle Tavole Eugubine in Istoria Diplomatica, pubblicata a Mantova nel 1727; dopo la visione diretta, ne scrisse con competenza nel volume VI di Osservazione Letteraria nel 1737-1740. Un'altra copia difettosa è conservata nella Sezione dell'Archivio di Stato di Gubbio. Lunghissimo è l'elenco degli studiosi che si sono occupati dell'interpretazione delle Tavole Eugubine: Stefano da Cremona, Gabriel Gabrielli, Iustus Lipsius, Johannes Gruterus, Bernardinus Baldi, A.v. Skriek, Thomas Dempster, Filippo Buonarroti, Giovanni Vincenzo Capponi, Scipione Maffei, Aloisius Bourguet, Annibale Degli Abbati Olivieri, Johannes Baptista Passeri, Antonius Franciscus Gori, Aloisius Lanzi, Carolus Otofredus Muller, Richardus Lepsius, Christianus Lassen, G.F. Grotefend, S. Th. Aufrecht, A. Kirchoff, Huschke, Newman, Baker, Ariodante Fabretti, L.I.F. Janssen, G. Conestabile, Michael Bréal, Franciscus Bucheler, Bugge, Robert v. Planta, R.S. del 18 Conway, A. Ceci, 0. Nazari, R.G. Kent, A.v. Blumenthal, Goidànich, Ribezzo, Coli, Pallottino, Devoto, Moscati, Prosdocimi, Ancillotti, ecc. [Menichetti]

Particolare della Tavola V che reca traccia dei danni dovuti alle manipolazioni del passato , quando se ne fecero diverse copie a fini di studio.

Resta però fondamentale rendersi conto che prima della costituzione della disciplina scientifica che in Italia chiamiamo "Glottologia" o "Linguistica comparativa" lo studio dei testi iguvini non ebbe la possibilità di attingere a risultati di qualche rilievo. In genere le analisi brancolavano nel buio, e ciò conferisce un particolare valore alle intuizioni di alcuni studiosi settecenteschi che si resero conto che non avevano di fronte a sé dei testi in lingua etrusca, anche se redatti con l'uso delle lettere etrusche: così il Bourguet, nel 1734, e il Bagnolo nel 1792.

Può essere interessante, comunque, rilevare come lo studio dei testi iguvini anche in epoca "prescientifica" abbia enormemente facilitato la comprensione del valore delle lettere dell'alfabeto etrusco, anche se le Tavole non sono scritte in lingua etrusca, ma in lingua umbra. Infatti la particolarità propria del complesso testuale iguvino, cioè quella di presentare 7 facciate e mezza in grafia etrusca (anche se leggermente adattata) e 4 facce e mezza in grafia latina, tutte sulla medesima tematica, offre l'occasione a più di un centinaio di vocaboli di ripresentarsi nelle due scritture: ciò ha permesso che la conoscenza dei valori alfabetici latini servisse da chiave per cogliere i valori dei segni etruschi in parole uguali o simili. Su questo terreno è stato fondamentale il contributo di Bourguet (1734) che aveva anche avanzato l'opinione che non si trattasse di lingua etrusca propriamente detta (su tutto ciò, Prosdocimi 1984). 
La nascita della Linguistica comparativa si fa risalire alla pubblicazione del lavoro di Franz Bopp del 1816 "Sul sistema di coniugazione del sanscrito, in confronto con quello greco, latino, persiano e germanico"; ne consegue che lo studio scientifico della lingua delle Tavole,
l'antico umbro, ebbe inizio con il lavoro di Richard Lepsius, che per primo vi applicò i principi della comparatistica scientifica con il suo lavoro di dottorato del 1833. E' proprio all'importanza che fu annessa alla pubblicazione del Lepsius che, tra l'altro, dobbiamo la numerazione delle Tavole, che, per quanto non corretta sul piano cronologico, resta imprescindibile tuttora. 
Per una completa informazione sugli studi relativi alle Tavole Eugubine e al mondo degli Antichi Umbri in generale si veda la bibliografia in questo sito.